Generalissimo Napolitano
Sulla questione degli F-35 il governo e la maggioranza si erano incartati. Per il timore che una parte dei parlamentari del Partito democratico si accodasse alla demagogia antimilitarista (e anti industriale, viste le ricadute produttive dell’operazione) delle opposizioni di Sinistra e libertà e dei grillini, era stato approvato un documento confuso ed equivoco che poteva mettere in discussione persino il completamento dei programmi già approvati da tutti i governi che si erano succeduti nell’ultimo decennio.

Sulla questione degli F-35 il governo e la maggioranza si erano incartati. Per il timore che una parte dei parlamentari del Partito democratico si accodasse alla demagogia antimilitarista (e anti industriale, viste le ricadute produttive dell’operazione) delle opposizioni di Sinistra e libertà e dei grillini, era stato approvato un documento confuso ed equivoco che poteva mettere in discussione persino il completamento dei programmi già approvati da tutti i governi che si erano succeduti nell’ultimo decennio. Per sbloccare una situazione che stava diventando paradossale, Giorgio Napolitano, che è per Costituzione il capo delle Forze armate, ha convocato il Consiglio supremo di difesa che ha emesso un secco comunicato in cui si legge che la “facoltà del Parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo”. Qualcuno, a cominciare dal capogruppo del Movimento 5 stelle Riccardo Nuti, lamenta che si stia scivolando verso un “presidenzialismo di fatto”. In questo caso, per la verità, ci si è attenuti alla lettera alla Costituzione, che però sulla questione della guida effettiva delle Forze armate presenta una lacuna, come aveva osservato a suo tempo Francesco Cossiga.
Sul piano politico, invece, è sempre più evidente che il peso reale di Napolitano, accresciutosi immensamente quando gli è stato chiesto di accettare la rielezione, configura una tutela stringente nei confronti degli altri soggetti istituzionali che viene esercitata con misura e senso del limite, ma che effettivamente segnala una condizione di fatto lontana dal parlamentarismo puro.
Sul piano politico, invece, è sempre più evidente che il peso reale di Napolitano, accresciutosi immensamente quando gli è stato chiesto di accettare la rielezione, configura una tutela stringente nei confronti degli altri soggetti istituzionali che viene esercitata con misura e senso del limite, ma che effettivamente segnala una condizione di fatto lontana dal parlamentarismo puro.